
LA TRANSIZIONE VERDE (DEI MILIARDI EUROPEI)
Le rinnovabili non stanno sostituendo il fossile Anche Eni, il colosso dell’energia, parla di transizione verde ed energie rinnovabili.
Le rinnovabili non stanno sostituendo il fossile Anche Eni, il colosso dell’energia, parla di transizione verde ed energie rinnovabili. Ma basta guardare meglio per capire cosa sta realmente accadendo: ENI resta uno dei maggiori operatori mondiali degli idrocarburi e i suoi profitti continuano a dipendere in larga parte dal petrolio e dal gas. I titoli energetici crescono mentre, parallelamente, si espande anche il settore delle rinnovabili. Il motivo è semplice: i contratti fossili hanno un orizzonte decennale, il traffico aereo e marittimo continuerà per molti anni a utilizzare carburanti pesanti, il trasporto su gomma non è ancora realmente pronto per una completa elettrificazione e i consumi civili, quelli su cui si appoggiano molte fonti rinnovabili, rappresentano solo una parte minoritaria del fabbisogno energetico globale. Un altro elemento fondamentale è che l’energia prodotta da fonti come eolico e solare è intrinsecamente discontinua. Dipende dal vento, dalle stagioni e dal ciclo giorno-notte. La rete elettrica, invece, richiede stabilità e continuità. Per questo motivo i sistemi energetici basati su queste fonti devono sempre essere affiancati da sistemi di backup in grado di produrre energia quando sole e vento mancano. Nella maggior parte dei casi si tratta ancora di centrali a gas o a carbone. Questo non è un dettaglio tecnico marginale: è un limite strutturale. Le fonti rinnovabili cosiddette meteodipendenti producono energia quando le condizioni atmosferiche lo permettono, non quando il sistema elettrico ne ha bisogno. Eppure si continua a propagandare l’idea che se riempissimo la Sardegna di pale e pannelli le centrali a carbone chiuderebbero. L’esperienza di Paesi che hanno puntato fortemente su questo modello lo dimostra. La Germania, con il suo programma di transizione energetica noto come Energiewende, ha installato enormi quantità di eolico e fotovoltaico. Tuttavia, quando la produzione da vento diminuisce, il Paese è costretto ad aumentare il ricorso alle fonti fossili per mantenere stabile la rete elettrica. Nel 2022 la produzione elettrica da carbone in Germania è tornata a crescere, con la lignite in aumento del 7% e il carbone del 20%, compensando i limiti della generazione rinnovabile. Questo dimostra che la cosiddetta “transizione energetica” basata quasi esclusivamente su eolico e solare non elimina automaticamente i combustibili fossili: li affianca. Nel frattempo serve un aumento enorme della produzione energetica nazionale. È stato ribadito anche in un recente convegno del Politecnico di Milano. La Sardegna e più in generale il Sud, vengono invece classificati come territori a valutazione minima, ideali per un uso estensivo. Ecco perché sono i più aggrediti. In Italia, inoltre, non esiste ancora una legge realmente efficace che limiti il consumo di suolo, a differenza di molti altri Paesi europei. Questo lascia un’autostrada aperta alla speculazione. Nel frattempo, ENI non abbandonerà mai gli affari solidi in paesi come Nigeria o Libia, dove petrolio e gas restano estremamente redditizi. Le rinnovabili vengono sviluppate anche perché attirano enormi flussi di fondi pubblici e incentivi, non certo perché sostituiscano davvero le fonti fossili. A questo si aggiunge un altro fattore spesso ignorato: la produzione di pannelli fotovoltaici, batterie e infrastrutture di accumulo richiede grandi quantità di energia e l’estrazione di materie prime strategiche come litio, cobalto e terre rare, con impatti ambientali e geopolitici non trascurabili. Se si vuole davvero parlare di energia pulita ed efficiente, le fonti rinnovabili più interessanti non sono necessariamente quelle più mediatiche. L’energia idroelettrica e l’energia geotermica ne sono un esempio emblematico. In Islanda, la combinazione tra geotermia e idroelettrico copre quasi interamente il fabbisogno elettrico nazionale: circa il 25-30% dell’elettricità proviene dalla geotermia, mentre gran parte del resto è prodotto dall’idroelettrico. Questo sistema garantisce energia rinnovabile ma allo stesso tempo stabile. Paradossalmente, l’Italia è stata una pioniera mondiale proprio nella geotermia. Nel 1904, nel campo geotermico di Larderello, in Toscana, il principe Piero Ginori Conti riuscì ad accendere quattro lampadine utilizzando il vapore proveniente dal sottosuolo. Fu la prima produzione di elettricità geotermica della storia. Nel 1911 venne costruita lì la prima centrale geotermica al mondo. Per decenni Larderello rimase l’unico sito industriale al mondo a produrre elettricità da geotermia. Eppure questo settore non è mai stato sviluppato su larga scala nel resto del paese, nonostante l’Italia possieda numerose aree con potenziale geotermico, soprattutto nelle zone vulcaniche del centro e del sud. La geotermia e l’idroelettrico sono fonti rinnovabili programmabili, cioè in grado di fornire energia continua e stabile alla rete. Ma sono anche poco appetibili per certi modelli economici: hanno poche variabili e offrono meno spazio per operazioni speculative. Non hanno bisogno di inseguire il vento né di moltiplicare impianti per catturare incentivi. La realtà è che la cosiddetta transizione energetica attuale è più una sovrapposizione di sistemi che una vera sostituzione. Il fuoco, inteso come energia bruciata, continua a dominare su terra, acqua e aria. Proprio come il denaro.
Commenti
Perché non vi siete svegliati anni fa , quando nei campi di ploaghe e in tutte le altre parti c’è ne sono migliaia di pale , poi io penso che se uno ha un terreno può metterci quello che vuole anche perché l ha pagato lui e non voi
