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31 marzo 2026

SULCIS-IGLESIENTE: PER SEMPRE TERRA DI VELENI

Sulcis Iglesiente: l’ennesimo caso di una discarica. la discarica di Serra Scirieddus, situata in località Monte Onixeddu, al confine tra Carbonia e Gonnesa, Gestita dalla Riverso S.p.A. ma nata nel 2001 come Ecodump srl.

Sulcis Iglesiente: l’ennesimo caso di una discarica. la discarica di Serra Scirieddus, situata in località Monte Onixeddu, al confine tra Carbonia e Gonnesa, Gestita dalla Riverso S.p.A. ma nata nel 2001 come Ecodump srl. Si trova su un ex sito minerario dismesso. Una scelta che sulla carta potrebbe sembrare logica, quasi virtuosa. Nella pratica, invece, è diventata uno dei casi più controversi della gestione dei rifiuti in Sardegna. Un video, diffuso sui social locali, ha mostrato ruspe impegnate a interrare materiali non identificati sotto strati di ceneri. Non esattamente l’immagine rassicurante che ti aspetti da un sito definito “controllato”. Da lì, le inchieste giornalistiche hanno iniziato a mettere insieme i pezzi: circa 11.000 camion di rifiuti, provenienti in gran parte dal Nord Italia, sarebbero stati conferiti nell’area. Tra le segnalazioni più gravi emerge quella relativa all’amianto. Alcuni carichi sarebbero arrivati di notte, contrassegnati con la lettera “A”, per essere interrati nel sito. La discarica nasce per rifiuti non pericolosi. Se anche solo una parte di queste segnalazioni fosse confermata, non saremmo davanti a una criticità amministrativa, ma a un potenziale rischio sanitario serio. Le associazioni ambientaliste, tra cui il Gruppo d’Intervento Giuridico e Europa Verde, contestano da anni la posizione stessa dell’impianto. Secondo l’ARPAS, l’area è un crocevia di flussi idrici che alimentano la diga sottostante e il Rio Sibasca, le cui acque attraversano Gonnesa fino al mare di Spiaggia Mesu. Tradotto: quello che succede lì sopra non resta lì sopra. E infatti la normativa (D.Lgs. 36/2003) vieta discariche in aree esondabili o instabili. Non esattamente un dettaglio burocratico, ma una regola base di buon senso prima ancora che di diritto. Quanto ai controllo, la situazione è surreale. L’ARPAS ha dichiarato di non avere dati di monitoraggio diretti nelle aree circostanti la discarica. I controlli si basano sui dati forniti dalla stessa azienda che gestisce il sito. In pratica: il controllato controlla sé stesso. La difesa dell’impianto da parte di politica e sindacati si regge su un argomento misero: i posti di lavoro. Una giustificazione potente ed emotivamente inattaccabile. Peccato che i numeri raccontino altro: Nel 2020 i dipendenti della Riverso S.p.A. erano 41. Nel 2025 risultano 19. In cinque anni, oltre il 50% della forza lavoro è scomparso. Questo dato smonta la narrazione di una struttura stabile e strategica per l’occupazione locale. Se il lavoro era il pilastro della legittimazione dell’impianto, oggi quel pilastro è crepato. E continuare a usarlo come argomento difensivo è abbastanza patetico. Il Sulcis continua ad essere trattato come una discarica a cielo aperto. E la tutela della salute pubblica non è mai contemplata. La promessa era un recupero ambientale. La realtà, è quella che si ripete. La miseria che crea altra miseria. E le autorità competenti?

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