
SPIRITU SANTU: IL CASO DELLA DISCARICA DEI VELENI, CHE LA MAGISTRATURA CHIUSE CON 2.000 EURO DI AMMENDA AGLI IMPUTATI
SPIRITU SANTU: LA STORIA DELLA DISCARICA DI OLBIA Un disastro ambientale a ridosso di alcune delle spiagge più belle e frequentate della costa nord-orientale della Sardegna, a poca distanza da un’area naturalistica di primaria importanza come l’Area Marina Protetta di Tavolara-Capo Coda Cavallo. Al centro di questa storia c’è la discarica di Spiritu Santu, nel territorio di Olbia: una vicenda fatta di promesse mancate, milioni di euro di fondi públicos, segnalazioni ambientali, procedimenti giudiziari, manomissioni dei controlli e dati allarmanti che non hanno mai prodotto una soluzione definitiva. La Storia: Dalle Origini agli Sversamenti Notturni Tutto parte nel 1981 con la costruzione di una discarica utilizzata fino al 1991 per un volume stimato di circa 900.000 metri cubi di rifiuti. Nel 1991, sullo stesso sito, nasce l’attuale discarica consortile, costruita sopra i resti del vecchio impianto senza che questo venisse mai completamente bonificato. Nel corso degli anni vengono autorizzati diversi ampliamenti, ignorando l’ordine di bonifica previsto dalla normativa europea entro il 2006. Tra proroghe, deroghe e nuove autorizzazioni, la discarica rimane non solo operativa, ma accoglie progressivamente fanghi e rifiuti speciali provenienti da fuori regione, in particolare dalla Campania. Già nel 2013 l’ARPAS segnala rilevanti criticità per l’inquinamento da percolato nel suolo e nelle acque sotterranee. Ciononostante, la Giunta regionale (deliberazione n. 33/49 dell’8 agosto 2013) esprime giudizio positivo sulla compatibilità ambientale dell’ampliamento, e nel febbraio 2014 la Provincia di Olbia-Tempio rilascia l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), concedendo un incremento in altezza e un ulteriore volume di 164.000 metri cubi. Alla fine del 2016 intervengono i Carabinieri del NOE a seguito delle denunce dei cittadini della frazione di Murta Maria. Vengono effettuati appostamenti che portano a scoprire in flagranza di reato mezzi all’opera nella notte intenti a scaricare abusivamente rifiuti dal continente. Le ispezioni rivelano un quadro devastante: * Canalette di raccolta del percolato fatiscenti che disperdono liquidi nel terreno; * Assenza di un’adeguata barriera idraulica tra i rifiuti e il sottosuolo * Trasudamenti di percolato, assenza della copertura (capping) necessaria a proteggere il corpo discarica dalle piogge e presenza di ammoniaca, fenoli e metalli pesanti nelle acque infiltranti; * Presenza nel corpo della discarica di materiali non autorizzati, come plastiche, pneumatici e oltre 15.000 tonnellate/anno di scarti di macellazione. Nel 2017 la prima vicenda giudiziaria si chiude con una condanna a pagare un’ammenda di 2.000 euro ciascuno per le figure coinvolte: Gianni Giovannelli (ex sindaco di Olbia), Settimo Nizzi (allora presidente del CIPNES e attuale sindaco di Olbia), Aldo Carta, Gabriele Filigheddu e Giovanni Maurelli (dirigenti CIPNES), e Antonello Zanda (responsabile Ambiente del Comune di Olbia). Un esito che solleva forti interrogativi sull'imparzialità delle amministrazioni chiamate a gestire e controllare il sito, e che dimostra come la vicenda non potesse certo dirsi risolta. Il Nodo dei Controlli: I "Bypass" e gli Scarichi Abusivi Il problema non riguarda solo l'inquinamento storico, ma le modalità con cui i controlli ufficiali sono stati sistematicamente elusi. Gli atti recenti dei Pubblici Ministeri Gregorio Capasso e Mauro Lavra della Procura della Repubblica di Tempio Pausania svelano condotte volte ad alterare le verifiche periodiche: * Il Bypass del Depuratore (Procedimento N. 2022/001689 R.G.N.R.): Per il reato di impedimento del controllo ambientale (art. 452-septies c.p.), i dipendenti e responsabili operativi CIPNES Mario Pinna, Alberto Greggio, Francesco Serra e Alessandro Fresi sono accusati di aver modificato artificiosamente lo stato dei luoghi tra luglio e novembre 2022. Gli indagati avevano occultato sotto il depuratore un bidone da 25 litri collegato tramite un tubo deviatore al campionatore automatico. Durante i campionamenti bimestrali dell'ARPAS e gli autocampionamenti della società Eurolab, il sistema immetteva acqua "pulita", restituendo analisi perfette e nascondendo i reali livelli di inquinante dei reflui. * Lo Scarico illecito nel Golfo di Olbia (Procedimento N. 2023/001471 R.G.N.R.): Il dirigente CIPNES Giovanni Maurelli è indiziato per il reato di scarico abusivo (art. 137 D.Lgs. 152/2006). Presso l'impianto di Cala Cocciani manteneva uno scarico non autorizzato per sversare reflui industriali e urbani parzialmente o non trattati direttamente nelle acque del Golfo di Olbia nei momenti di surplus di flusso, al fine di ridurre i costi di gestione. Le Falde e l'Inquinamento: I Dati Analitici Mentre tra il 2016 e il 2022 venivano erogati oltre 4,4 milioni di euro di fondi pubblici (Regione Sardegna e Comune di Olbia) affidati al CIPNES per la messa in sicurezza e bonifica, la contaminazione delle acque sotterranee proseguiva. Nel Procedimento N. 2020/002556 R.G.N.R., la Procura contesta a Giovanni Maurelli il delitto di Inquinamento Ambientale (art. 452-bis c.p.) per aver cagionato la compromissione significativa e misurabile della falda al di fuori della discarica, omettendo il capping definitivo e la manutenzione delle canalette. I piani di caratterizzazione (indagini Arcadis, SGM-Theolab ed Eurolab) testimoniano che 24 pozzi su 29 nella falda acquifera sotto la discarica presentavano superamenti dei limiti di legge. I dati analitici mostrano concentrazioni fuori controllo rispetto alle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC ex D.Lgs. 152/06): Sostanza Inquinante Limite di Legge (CSC) Valore Massimo Rilevato Punto di Campionamento Manganese 50\text{ mg/L} 7.800\text{ mg/L} Pozzo S2 Ferro 200\text{ mg/L} 3.387,75\text{ mg/L} Pozzo MISE 1 Nitriti (Falda) 500\text{ mg/L} 2.700\text{ mg/L} (aumentati fino a 100 volte) Pozzo S31 Fluoruri 1.500\text{ mg/L} 3.500\text{ mg/L} Pozzo RI Zinco 3.000\text{ mg/L} 6.800\text{ mg/L} Pozzo S31 Alluminio 200\text{ mg/L} 729,01\text{ mg/L} Pozzo S3 EST Nitriti (Acque Superficiali) 0,50\text{ mg/L} 6,59\text{ mg/L} Canale ASP 1 A questi si aggiungono superamenti rilevati per Arsenico, Antimonio, Cromo, Piombo, Nichel, Cloroformio, Benzene e Idrocarburi, oltre alla presenza costante nell'aria di composti molesti e tossici come l'idrogeno solforato. Un ulteriore elemento emerso dagli ultimi accertamenti: nella discarica vengono attualmente smaltiti anche oli alimentari esausti provenienti da locali e ristoranti del nord Sardegna. Secondo quanto emerge dalla documentazione, il sito non sarebbe dotato delle strutture e delle modalità di gestione specificamente necessarie per il corretto trattamento e smaltimento di questo tipo di rifiuto. Un elemento tutt’altro che secondario, considerando che gli oli esausti sono rifiuti altamente inquinanti e, se gestiti in maniera inadeguata, possono contaminare il suolo e le acque. E questo si aggiunge a un quadro ambientale già segnato dalla presenza di percolato, dalla contaminazione delle falde, dai superamenti rilevati nelle acque sotterranee e dalle numerose criticità emerse nel corso degli anni. Appalti e Materiali Difformi: La Frode dell'Argine L'inchiesta giudiziaria ha aperto uno squarcio anche sulla gestione dei cantieri e delle opere pubbliche interne al sito (Proc. N. 2020/002556 R.G.N.R.). I dirigenti CIPNES Giovanni Maurelli, Sandro Zizi, Salvatore Angelo Azzena e l'imprenditore Amedeo Pietro Mandras (Geo Recuperi S.r.l.s.) sono stati indagati per Frode in pubbliche forniture (Art. 356 c.p.), Falso ideologico (Art. 479 c.p.) e Smaltimento illecito di rifiuti (Art. 256 D.Lgs. 152/06). Per realizzare l'argine divisorio tra il Lotto 1 e il Lotto 2 della discarica (appalto da circa 205.000 euro), anziché impiegare argilla impermeabile a protezione del percolato, sono stati impiegati 37.897\text{ m}^3 di limo da lavaggio inerti (un rifiuto privo di permeabilità idonea) misto a grossi massi, attestando poi falsamente la regolarità dei materiali attraverso schede retrodate. Fondi Pubblici, Nuovi Investimenti e Ombre sui Controllori Nonostante la contaminazione accertata e le pendenze penali, il sito di Spiritu Santu continua a attrarre ingenti risorse pubbliche: * Revamping Impianto Compostaggio: Circa 3,75 milioni di euro stanziati dalla Regione Sardegna, ancora presenti nei Piani Triennali e nel PEF 2025 del CIPNES, senza che sia chiaro quanto sia stato realmente speso e collaudato. * Progetto Biodigestore per Biometano: Un investimento da oltre 20 milioni di euro complessivi, sostenuto da un contributo a fondo perduto del 40% con risorse PNRR e affiancato dagli incentivi del GSE. Questa dinamica ripropone il tema di "chi controlla i controllori". L'ARPAS ha svolto nel tempo un doppio ruolo: ente di controllo e monitoraggio e, al contempo, organo partecipante alle procedure tecniche di caratterizzazione, sollevando dubbi sulla reale indipendenza delle verifiche. Per questo motivo appare sempre più urgente rendere pubblici tutti gli atti: verbali delle Conferenze dei Servizi, relazioni del NOE, dati di campionamento, SAL, collaudi e documentazione sui finanziamenti erogati. La Testimonianza, il Silenzio della Stampa e il Nodo Sistemico L'impatto di questo disastro ricade interamente sui cittadini. La testimonianza dell'attivista Mendez dimostra come chi denuncia con dati e documenti alla mano venga spesso tacciato dalle istituzioni e dal sindaco di fare mero "allarmismo". Intanto, la popolazione locale è ormai costretta a convivere non solo con i timori per la salute pubblica, ma con miasmi e odori insopportabili a cui ci si rassegna a stento. A rendere il quadro ancora più sconfortante è il sostanziale silenzio della stampa regionale. A fronte di condanne, nuovi procedimenti giudiziari, inquinamento da metalli pesanti, bypass per eludere i controlli ed enormi flussi di denaro pubblico, l'attenzione mediatica resta minima. Spiritu Santu è la fotografia di un presunto problema sistemico in cui la speculazione e il profitto sembrano prevalere sulla salute pubblica e sulla tutela del territorio. Una storia che non può e non deve essere archiviata: si attende giustizia.
