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SASSARI: 176 TURBINE EOLICHE SU 221 SONO IRREGOLARI

Copertina: SASSARI: 176 TURBINE EOLICHE SU 221 SONO IRREGOLARI

VENTUNO PROGETTI EOLICI. DUECENTOVENTUNO TURBINE. DICIOTTO SITI ARCHEOLOGICI, MONUMENTI E BELVEDERE A RISCHIO.


Questi Sono i numeri contenuti in un esposto presentato il 13 ottobre 2026 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari dal comitato Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia, con una richiesta precisa: verificare le possibili irregolarità legate alle distanze delle turbine eoliche da alcuni dei più importanti beni archeologici, storici e paesaggistici della Sardegna.

Un esposto trasmesso anche, per conoscenza, alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Cagliari, al Presidente del Consiglio dei Ministri, alla Presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, al Ministro della Cultura, alle Soprintendenze competenti, ai sindaci dei comuni interessati e agli organi di stampa.

Secondo i rilievi effettuati dai sottoscrittori dell’esposto, ben 176 turbine su 221 violerebbero le normative in materia di distanza da uno o più siti tutelati. Una proporzione enorme: quasi quattro turbine su cinque.

In molti progetti esaminati, mancherebbero proprio i calcoli necessari a dimostrare il rispetto delle distanze minime correlate all’altezza visibile delle turbine e in assenza di verifiche puntuali da parte degli enti competenti, queste criticità rischierebbero di passare inosservate.

Il documento riferisce che, su 25 progetti inizialmente individuati come potenzialmente irregolari, alcuni sono già stati respinti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica o dalla Regione Sardegna.

Ma, anche quando un progetto viene fermato, il problema non sempre scompare. L’esposto segnala infatti che alcuni siti resterebbero esposti alla pressione di altri impianti, compresi progetti agrivoltaici.

È il caso della domus de janas di Monte Siseri, a Putifigari, per la quale viene segnalato il progetto agrivoltaico Apollo Solar 4, da 47,35 megawatt di picco, previsto in località Cuga, nel territorio di Uri, su un’area indicata in 138,5 ettari con 66.690 pannelli. Viene inoltre richiamato il caso della necropoli di Crucifissu Mannu, a Porto Torres, rispetto ai progetti agrivoltaici della Ski 27, da 24 megawatt di picco, su 47 ettari con 35.112 pannelli, e di Fimenergia, per il progetto Truncu Reale, da 61,15 megawatt di picco, su 81 ettari con 93.352 pannelli, nel territorio di Sassari.

Il documento concentra poi l’attenzione su diciotto luoghi che, secondo i rilievi presentati, rischierebbero di subire un impatto significativo.

Partiamo da Su Nuraxi di Barumini, sito patrimonio mondiale UNESCO dal 1997. Il progetto eolico Luminu, da 112 megawatt di picco e composto da 17 turbine alte 200 metri, coinvolge i territori di Barumini, Gergei, Las Plassas, Villanovafranca ed Escolca. Secondo l’esposto, 16 turbine su 17 sarebbero troppo vicine al complesso nuragico rispetto ai parametri applicati dagli autori. Il documento ricorda inoltre che il TAR Sardegna, con la sentenza numero 51 del 2026, ha respinto il ricorso contro la bocciatura del progetto Su Murdegu, rilevando anche l’incompletezza della documentazione relativa all’intervisibilità delle turbine rispetto al nuraghe

A Villanova Monteleone troviamo la necropoli di Puttu Codinu, entrata nel patrimonio mondiale UNESCO nel luglio 2025. Secondo la tabella conclusiva dell’esposto, undici turbine risulterebbero troppo vicine al sito. Tra i progetti interessati figurano Alas e Alas 2, entrambi riconducibili a RWE Renewables Italia. Per Alas, da 66 megawatt di picco con dieci turbine alte 200 metri, vengono segnalate distanze insufficienti per diverse turbine. Per Alas 2, da 50,4 megawatt con sette turbine alte 200 metri, l’esposto contesta la distanza di tutte le sette turbine rispetto ai siti esaminati, compresa la necropoli di Pubusattile.

Ed è proprio Pubusattile, anch’essa nel territorio di Villanova Monteleone, a essere indicata come un altro punto particolarmente critico. Il sito figura nella Tentative List UNESCO del 9 aprile 2021. Dagli studi di Bardiania, undici turbine sarebbero troppo vicine alla necropoli e alcune non rispetterebbero neppure il limite dei tre chilometri richiamato dal Decreto Legislativo 199 del 2021.

L’esposto richiama altri numerosissimi progetti, proprio a ridosso di siti archeologici che sono candidati per entrare nelle liste unesco o che sono già inseriti e decine di paesi interessati.

Di fatto L’esposto evidenzia inoltre che dieci dei diciotto siti sono stati riconosciuti patrimonio mondiale UNESCO nel 1997 o nel luglio 2025, mentre altri cinque figurano nella Tentative List UNESCO. Gli altri tre sono la basilica di Saccargia e i due belvedere di Osilo.

Ma la denuncia non riguarda soltanto le necropoli e i nuraghi. Comprende anche luoghi di valore storico e panoramico.

A Codrongianos, la basilica della Santissima Trinità di Saccargia, capolavoro del romanico pisano del XII secolo, sarebbe interessata da turbine dei progetti Repowering Nulvi-Ploaghe e Chiaramonti-Ploaghe. Nella tabella finale dell’esposto vengono indicate sei turbine potenzialmente ben vicine alla basilica.

La realizzazione degli impianti potrebbe compromettere la conservazione e la valorizzazione di questi beni, danneggiarne la percezione paesaggistica e mettere a rischio il valore del riconoscimento internazionale. Il documento richiama anche gli undici milioni di euro assegnati nel 2025 per la tutela e la valorizzazione dei beni interessati, ipotizzando possibili conseguenze economiche qualora venissero compromessi gli obiettivi di conservazione. Anche questo aspetto dovrà essere verificato sulla base delle condizioni effettive dei finanziamenti e delle regole UNESCO applicabili.

Si Chiede di disporre gli opportuni accertamenti sui fatti descritti, valutare gli eventuali profili di illiceità e individuare, se ne ricorrono i presupposti, i soggetti eventualmente responsabili. Si Chiede inoltre di verificare l’impatto visivo di ogni impianto e di calcolare, turbina per turbina, la distanza minima prevista dalla normativa applicabile.

Infine, si sollecita una valutazione sull’eventuale sussistenza di un rischio tale da giustificare misure urgenti e richiama l’articolo 700 del codice di procedura civile e l’articolo 518-terdecies del codice penale, chiedendo di verificare anche l’eventuale configurabilità di illeciti penali relativi alla devastazione e al saccheggio di beni culturali e paesaggistici.

Se esistono norme che tutelano i beni archeologici, storici e paesaggistici della Sardegna, quelle norme devono essere applicate. A tutti. Senza eccezioni dettate dalla dimensione degli investimenti, dalla potenza economica dei proponenti o dalla fretta di trasformare il territorio.

La Sardegna possiede una concentrazione straordinaria di testimonianze archeologiche, culturali e paesaggistiche. Questa ricchezza non può essere trattata come un inconveniente da eliminare per fare spazio a nuovi impianti industriali. È una risorsa collettiva, una parte irrinunciabile della nostra identità e un patrimonio che abbiamo il dovere di consegnare alle generazioni future.

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