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14 febbraio 2026

SARDINIAN LINK: LA NUOVA SERVITÙ ENERGETICA

È ufficiale. la Sardegna diventa produttrice e corridoio energetico, con i suoi cittadini che continuano a pagare bollette più alte della media nazionale.

È ufficiale. la Sardegna diventa produttrice e corridoio energetico, con i suoi cittadini che continuano a pagare bollette più alte della media nazionale. ma i cittadini continuano a pagare bollette più alte della media nazionale. Oggi l’Unione Sarda ha pubblicato Decine di pagine fitte di particelle catastali, nomi di comuni, numeri di fogli e mappe tecniche: è l’avviso pubblico di Terna S.p.A. per il progetto “Sardinian Link”, la nuova dorsale elettrica ad altissima tensione che dovrebbe attraversare l’isola da sud a nord per collegarla alla penisola italiana. Uno dei progetti più controversi degli ultimi anni: un’infrastruttura pensata non per i sardi, ma sulla Sardegna. Un’opera da miliardi di euro che trasformerà il territorio in una gigantesca piattaforma di transito energetico — funzionale al mercato continentale, non ai bisogni locali. La rete elettrica sarda versa da anni in condizioni critiche: dispersione, linee obsolete, blackout nei paesi interni, scarsa manutenzione, ripetitori vecchissimi. Eppure, invece di investire sul miglioramento della distribuzione locale, si costruisce una dorsale da altra tensione per esportare energia — prodotta in Sardegna ma destinata altrove. L’elenco pubblicato da Terna parla chiaro: 45 comuni sardi interessati da espropri e servitù di passaggio. Terreni agricoli, pascoli, zone archeologiche e paesaggi costieri saranno attraversati da cavi e stazioni di conversione, in un’isola che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di servitù militari e industriali. Il Sardinian Link non nasce da una reale pianificazione condivisa, ma da una logica esterna che vede la Sardegna come territorio da sfruttare e non come soggetto economico autonomo. Gli stessi enti locali vengono informati a cose fatte, quando i giochi sono già decisi. Una storia che si ripete: la Sardegna ancora una volta è chiamata a “concedersi” per il progresso ed il profitto altrui.

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