SURRA
S U R R A
S A R D E G N A U N I D A
R I N A S C H Ì D A R E S I S T E N T I
A U T O D E T E R M I N A D A
19 maggio 2026

SARDEGNA IN VENDITA (VERSIONE SOSTENIBILE): IL CASO DEL MEGA RESORT NON AUTORIZZATO A LOIRI PORTO SAN PAOLO

Nel comune di Loiri Porto San Paolo e nell’area di Porto San Paolo sarebbe previsto un intervento immobiliare..

Nel comune di Loiri Porto San Paolo e nell’area di Porto San Paolo sarebbe previsto un intervento immobiliare di grande scala: un mega resort con villette di lusso sul mare, promosso dal gruppo Fasano Group in collaborazione con Tavolara bay Group. Un progetto presentato, almeno nella sua cornice ufficiale, come modello di turismo sostenibile, innovativo, integrato con il territorio. Una di quelle definizioni così elastiche che riescono a includere praticamente tutto, anche l’opposto. La realtà è molto diversa. Secondo segnalazioni provenienti dal territorio, è come anche noi di SURRA abbiamo potuto constatare, sul sito interessato sarebbero già iniziati lavori preliminari e movimentazioni di terra. Non dettagli marginali, ma interventi concreti in un’area descritta come particolarmente sensibile, a ridosso del mare e con presenza di vincoli paesaggistici e patrimonio archeologico. A complicare ulteriormente il quadro, sono stati osservati disboscamenti di specie vegetali protette, tra cui il ginepro. Un dettaglio botanico che, nel linguaggio della sostenibilità, immaginiamo venga classificato come “riallineamento vegetazionale”. Il tutto mentre la Regione Sardegna avrebbe espresso parere contrario al progetto. Un parere che, nel teatro contemporaneo dello sviluppo, spesso ha la stessa efficacia di un cartello “vietato calpestare l’erba” in mezzo a un cantiere. Il progetto sarebbe stato presentato anche in contesti universitari sardi, dove la parola “sostenibilità” ha fatto il suo consueto lavoro: aprire porte, attenuare dubbi, lucidare superfici. Secondo le segnalazioni, le preoccupazioni sono diverse. La localizzazione in area marina protetta e il fatto che quel luogo è notoriamente frequentato da famiglie: sarà accessibile ai residenti o diventerà un enclave turistica esclusiva? Anche L’ attraccaggio degli yacht proprio davanti alla spiaggia solleva parecchia contrarietà. Ricordiamo ancora una volta, che stiamo parlando di Area marina protetta. Al centro del modello economico emergente, secondo le critiche, ci sarebbe un’idea piuttosto chiara: rendere l’area funzionale al turismo nautico di fascia alta: al turismo luxury. Insomma, l’ accessibilità per i cittadini sardi, l’equilibrio sociale e l’ impatto ambientale, restano sullo sfondo. Secondo quanto osservato, le movimentazioni di terra sarebbero già iniziate senza una chiara esposizione dei cartelli di cantiere obbligatori per legge, che segnalano l’avvio dei lavori e la relativa autorizzazione. Un dettaglio apparentemente burocratico, ma che apre una questione più ampia: il rispetto delle procedure e la loro applicazione uniforme. Perché mentre piccoli interventi privati vengono spesso sottoposti a controlli immediati e severi, fino al paradosso di sanzioni per opere marginali, cantieri di grande impatto sembrano talvolta avanzare con una visibilità diversa, più sfumata, più “negoziata”. Il dato forse più interessante non è nemmeno il progetto in sé, ma il contesto in cui si sviluppa: un silenzio diffuso, quasi istituzionalizzato, che accompagna la trasformazione del territorio come se fosse inevitabile, neutra, naturale. Nel frattempo, tra presentazioni accademiche e lavori preliminari già avviati, la narrazione ufficiale continua a parlare di innovazione e sostenibilità. Due parole che, ormai, funzionano come copertura universale: si adattano a qualsiasi progetto, purché venga raccontato abbastanza bene. E così la Sardegna diventa ancora una volta il luogo dove si può contemporaneamente tutelare e trasformare, proteggere e disboscare, valorizzare e privatizzare.

Commenti

4 totali
Max 1000 caratteri · Rimasti: 1000
Anonimo
19/05/2026, 15:43

Da sarda sono veramente indignata e amareggiata....Non riesco a capire come sia possibile tutto questo. È assurdo che la regione permetta ancora una volta l'ennesimo scempio. Siamo in balia di questi barbari che arrivano senza chiedere il permesso e fanno ciò che vogliono.... Non ci sono parole....

Anonimo
19/05/2026, 18:26

E di chi è la colpa la colpa e della regione che permette questo scempio ,che svende la nostra terra pur di fare soldi che non si sa neAnche dove finiscono e un ingiustizia bella e buona ma quello che mi chiedo è questi terreni avranno padroni e quindi saranno loro a incassare come fanno solo a pensare di distruggere tutto senza parole

Anonimo
19/05/2026, 19:39

Regione Autonoma della Sardegna, che di autonomo non ha niente perché non è in grado di difendere se stessa, il suo territorio, la sua storia millenaria le sue genti. Questi lavori criminali vanno fermati subito con forza e determinazione, la presidente Todde intervenga senza esitazioni e blocchi tutto immediatamente, il silenzio non sarà altro che un suo tacito assenso.

Anonimo
20/05/2026, 10:08

È ora di incazzarsi sul serio !!!!