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14 febbraio 2026

UMILE E PERSONALE RIVISITAZIONE DI CARLA SABA DELLA POESIA “NOI SIAMO SARDI” DI GRAZIA DELEDDA

“Oggi Grazia Deledda non scriverebbe di ginestre, oggi sarebbe particolarmente nostalgica.” Carla Saba

“Oggi Grazia Deledda non scriverebbe di ginestre, oggi sarebbe particolarmente nostalgica.” Carla Saba Noi siamo Sardi. Antichi come le rocce, feriti come gli ulivi piegati dal vento. Siamo le pale eoliche che svettano come croci, i pannelli dimenticati nei campi, promesse di futuro mai mantenute. Non siamo energia, ma inganno. Non siamo ricchezza condivisa, ma profitto per chi governa da lontano, mentre a noi restano terre ferite. Siamo la birra che non ci appartiene più, nome venduto a chi non conosce la nostra sete, mentre i pastori restano soli, tra silenzi e polvere. Siamo la Costa Smeralda saccheggiata, spiagge recintate, comprate e rivendute, un paradiso trasformato in vetrina, dove il sardo diventa straniero nella propria casa. Siamo le basi militari che ci divorano, il boato delle esercitazioni che spacca il cielo, le scorie sepolte nei pascoli, i veleni nascosti che entrano nel sangue. E i nostri corpi si rivoltano contro se stessi: malattie autoimmuni, silenziose e crudeli, crescono come ombre, mentre nessuno ha il coraggio di dire la verità. Siamo i villaggi abbandonati, le case che crollano nell’entroterra, mentre sulle coste nascono resort come funghi velenosi. Il turismo divora. Ci lasciano cartoline lucide, mentre la vita vera si spegne. Eppure siamo ancora radici profonde, voce che non tace, fuoco che non si spegne. Noi siamo Sardi. E ammoniamo chi non vede, chi si lascia comprare: che la terra non vi riconosca, che il mare non vi dia riparo, che il vento vi tolga il respiro e il sole vi bruci senza calore. Perché chi tradisce la sua isola tradisce se stesso. E chi la vende a stranieri per un pugno di monete, sarà straniero in eterno nella propria anima. Noi siamo Sardi. E questa terra, anche ferita, non si dimenticherà. Carlitta

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