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18 agosto 2026

È PRIVATO PERCHÉ LO DECIDIAMO NOI

Cala Finanza: accesso al belvedere, tutela del territorio e nuove segnalazioni La vicenda di Lu Fenosu, nel territorio di Loiri Porto San Paolo, continua a sollevare interrogativi che riguardano non soltanto il progetto turistico previsto nell’area, ma anche la possibilità per la collettività di continuare a usufruire di luoghi frequentati liberamente da decenni e il rispetto dei provvedimenti adottati a tutela del territorio. Tra gli aspetti che meritano di essere chiariti c’è quello relativo alla collinetta panoramica che domina su Lu Fenosu e alla scalinata che conduce alla sommità, da cui si gode della vista sull’isola di Tavolara. La scalinata e la storia dell’area Non abbiamo, al momento, rintracciato un documento pubblico che consenta di stabilire con certezza l’anno di costruzione della scalinata né il soggetto che ne abbia curato la realizzazione. La collocazione temporale più plausibile va ricercata nel periodo compreso tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, quando l’area di Cala Finanza, il piazzale e la zona portuale furono interessati da interventi di sistemazione e valorizzazione legati alla fruizione della costa e allo sviluppo turistico di Porto San Paolo e Punta La Greca. La presenza di una scalinata permanente, realizzata per consentire di raggiungere la parte alta della collinetta, è comunque un elemento concreto che merita di essere ricostruito attraverso gli atti comunali e urbanistici. Per decenni quel percorso è stato utilizzato da residenti e visitatori senza che l’accesso fosse oggetto delle contestazioni che oggi vengono segnalate. La questione, quindi, non può essere ridotta alla semplice domanda su chi sia proprietario del terreno. Occorre capire se sul percorso esistano diritti di passaggio, vincoli, destinazioni pubbliche o altre situazioni giuridiche che possano limitare la facoltà del proprietario di impedirne l’utilizzo, perché la proprietà privata non determina automaticamente l’inesistenza di diritti di uso pubblico. In determinate circostanze l’ordinamento riconosce la possibilità che un’area privata sia gravata da un uso pubblico consolidato. Tra gli istituti che possono assumere rilievo in casi di questo tipo vi è anche la cosiddetta dicatio ad patriam, quando un bene viene stabilmente destinato alla collettività. Naturalmente non è sufficiente dimostrare che un sentiero sia stato frequentato per molto tempo. La sussistenza di un eventuale uso pubblico deve essere accertata attraverso la documentazione disponibile, la storia dell’area, gli atti amministrativi, la natura delle opere e le modalità con cui il percorso è stato utilizzato. Tale accertamento è stato richiesto formalmente, tramite PEC, direttamente al Comune di Loiri Porto San Paolo, con l’obiettivo di ottenere una risposta documentale che faccia finalmente chiarezza sullo status dell’area e scongiuri il rischio di eventuali abusi o indebite limitazioni dell’accesso. Una nuova testimonianza sul belvedere A rafforzare la necessità di fare chiarezza è arrivata la testimonianza di una persona che ha frequentato il belvedere proprio nei giorni scorsi. La donna racconta di conoscere Porto San Paolo da oltre trent’anni e di raggiungere abitualmente la collinetta durante i soggiorni estivi. In occasione dell’eclisse si sarebbe recata sul posto con la famiglia, trovando il percorso accessibile come era sempre stato. Sul luogo, secondo il suo racconto, si trovavano anche altre persone, complessivamente una decina. La situazione sarebbe cambiata quando due uomini si sarebbero avvicinati al gruppo, sostenendo che l’area fosse privata e chiedendo alle persone presenti di abbandonarla. Uno dei due avrebbe inoltre effettuato delle riprese video. La contestazione avrebbe provocato sorpresa proprio perché, secondo la testimone, non erano presenti indicazioni visibili che segnalassero il divieto di accesso o la natura privata dell’area. Alla richiesta di chiarimenti sarebbe stata indicata la presunta appartenenza degli uomini a un servizio di vigilanza collegato a Fasano al Mare. La testimone riferisce però che, quando sarebbe stato chiesto di mostrare un tesserino o altra documentazione relativa alla loro qualifica, non sarebbe stata fornita alcuna prova. Lo stesso sarebbe avvenuto, secondo il racconto, quando le persone presenti avrebbero chiesto di poter verificare l’effettiva titolarità privata dell’area. La situazione sarebbe arrivata al punto da coinvolgere i Carabinieri, chiamati sia dagli uomini intervenuti sia da una delle persone presenti. La testimone ha inoltre riferito di avere contestato le riprese effettuate durante l’episodio, anche in considerazione della presenza di giovani tra le persone presenti. Cosa accade nell’area sottoposta a sequestro? Parallelamente alla questione dell’accessibilità del belvedere, permane un altro elemento che stiamo monitorando con particolare attenzione. La villa interessata dal provvedimento di sequestro continua a essere oggetto di segnalazioni da parte di coloro che stanno seguendo direttamente la situazione sul territorio. Ci vengono infatti trasmesse fotografie che, secondo le persone che li hanno raccolti, mostrerebbero la presenza di alcuni dipendenti nell’area e scarichi verso il mare. Non siamo noi a stabilire se quelle attività costituiscano una violazione del sequestro, Proprio per questo, le immagini e i video ricevuti vengono conservati e inoltrati agli organi competenti, affinché possano essere esaminati e verificati. La diffusione sui social non può sostituire un accertamento ufficiale. Può però contribuire a far emergere una segnalazione che dovrà poi essere sottoposta a chi ha gli strumenti per verificarla ed è ciò che stiamo facendo. A lu Fenosu la guardia resta alta. (Si ringrazia Gianluigi Garbarino per il contributo.)

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