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CALA FINANZA : LA VOTTORIA DEFINITIVA

Copertina: CALA FINANZA : LA VOTTORIA DEFINITIVA

La notizia è di quelle che fanno tirare un sospiro di sollievo a chiunque abbia a cuore la tutela dell'ambiente in Sardegna: il controverso progetto per la realizzazione di un beach club e un glamping di lusso a Cala Finanza, davanti allo scenario incantevole dell’isola di Tavolara, è destinato a essere definitivamente accantonato.

È stato infatti avviato l’iter per la rimozione dei prefabbricati, delle opere realizzate e dei sentieri tracciati, con il contestuale ripristino integrale della macchia mediterranea. Una vittoria netta, concreta e indiscutibile per il territorio, per le associazioni ambientali e per tutti i cittadini che si sono mobilitati in questi mesi.

Ma festeggiare questo risultato senza porsi domande scomode, può trasformarsi da grande conquista sociale a parentesi isolata.

Il ruolo decisivo della mobilitazione popolare

Se oggi celebriamo la salvaguardia di un’area di altissimo pregio naturalistico invece di commentare il taglio del nastro di un resort esclusivo, il merito è quasi interamente della pressione pubblica.

Fin dai primi passi, l'impegno costante del Gruppo d’Intervento Giuridico (Grig) ha formalizzato opposizioni e denunce legali. Tuttavia, da sole, le carte bollate non sono bastate a fermare le ruspe o ad accendere i riflettori dei media nazionali. La vera svolta è arrivata quando la comunità locale si è unita: manifestazioni, presidi sul campo, segnalazioni a catena e una pioggia di PEC inviate alle autorità preposte hanno costretto le istituzioni a non poter più ignorare ciò che stava accadendo.

Come ammesso implicitamente anche dalle forze dell'ordine, senza questo faro puntato dai cittadini, i lavori sarebbero proseguiti indisturbati fino al compimento dell'opera.

L'ombra sulle responsabilità istituzionali

La vittoria popolare, tuttavia, mette in luce una drammatica sconfitta delle istituzioni.

Mentre l'attenzione si concentra opportunamente sul ripristino dei luoghi, una domanda resta del tutto inevasa: come è stato possibile arrivare a questo punto?

Come hanno potuto le società coinvolte procedere con gli interventi senza che gli organi di controllo intervenissero tempestivamente?

Qual è stato il ruolo preciso dell'amministrazione comunale coinvolta e dei tecnici abilitati alle autorizzazioni?

Chi ha firmato, approvato o semplicemente girato lo sguardo dall'altra parte mentre un patrimonio ambientale protetto veniva alterato?

Non è sufficiente fare marcia indietro soltanto quando la protesta di piazza e l'attenzione mediatica diventano insostenibili. L'assunzione di responsabilità richiede trasparenza: occorre fare piena luce sui passaggi amministrativi e chiarire chi debba rispondere di decisioni gravissime. Chi aveva il dovere di vigilare e proteggere il territorio non può semplicemente uscire di scena in silenzio, lasciando che l'attenzione si spenga insieme ai riflettori della cronaca.

Non abbassare la guardia

L'esperienza di Cala Finanza lascia un insegnamento fondamentale: se la vigilanza del pubblico arretra anche solo di un passo, gli stessi interessi economici e speculativi non svaniscono, ma si riorganizzano e si spostano verso altre aree meno visibili della nostra isola.

Senza un reale accertamento delle responsabilità e una riforma dei meccanismi di tutela preventiva, ogni vittoria rischia di essere temporanea. La tutela della Sardegna non può essere affidata esclusivamente all'eroismo dei cittadini e dei comitati locali: le istituzioni devono tornare a fare il loro dovere. Fino ad allora e sempre, la vigilanza e la mobilitazione dovranno rimanere altissime, in ogni singolo territorio dell'isola.

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