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31 agosto 2026

Il BUSINESS DEL VENTO: 20 ANNI DI CRIMINI

L’INCHIESTA SULL’EOLICO ITALIANO: VENT’ANNI DI AFFARI, POLITICA E MAFIA La storia dell’eolico italiano, soprattutto quella degli ultimi vent’anni, è una storia fatta di criminalità e infiltrazioni mafiose. Intorno a questo settore sono emerse inchieste giudiziarie, sequestri milionari, rapporti tra imprenditori, politica, funzionari pubblici e criminalità organizzata. (La Nuova Sardegna) E alcune di queste vicende risalgono addirittura agli anni Duemila. Per capire cosa sta succedendo oggi, quindi, bisogna tornare indietro. Molto indietro. PAOLO ARATA: IL “RE DEL VENTO” Nel febbraio 2026, Paolo Arata è stato condannato a otto anni e nove mesi per corruzione. (RaiNews) Arata è una figura centrale di una vicenda giudiziaria che ha riportato al centro dell’attenzione i rapporti tra politica, affari, energie rinnovabili e criminalità organizzata. (RaiNews) Ma chi era Paolo Arata? Non era semplicemente un imprenditore. È stato deputato, componente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, dirigente politico e consigliere della Lega nazionale. Aveva quindi accesso a informazioni, ambienti politici e relazioni istituzionali di alto livello. Ma il suo nome è diventato particolarmente importante per i rapporti con Vito Nicastri, uno degli imprenditori più importanti del settore eolico. Nicastri è stato indicato dagli investigatori come vicino ad ambienti di Cosa Nostra e alla rete economica riconducibile a Matteo Messina Denaro. ANSA ha riportato che Nicastri era ritenuto tra i finanziatori della latitanza di Messina Denaro e che il pentito Lorenzo Cimarosa lo aveva indicato in questo senso. (ANSA.it) Arata, secondo le risultanze investigative e processuali, avrebbe avuto con Nicastri un rapporto societario occulto. Nel 2026 il Tribunale di Palermo ha accertato che Arata era socio occulto di Nicastri. (ANSA.it) Nicastri, a sua volta, è stato descritto come una figura centrale nella rete economica legata alla criminalità mafiosa. (ANSA.it) E secondo la ricostruzione riportata nelle indagini, sarebbe stato proprio il rapporto con l’ambiente mafioso a portare alla sua progressiva estromissione da alcuni affari quando il settore dell’eolico cominciò a diventare sempre più importante. GIÀ NEL 2006 Nei documenti della DIA, Paolo Arata veniva indicato come il “re del vento”. Non è una definizione che ci siamo inventati oggi per costruire una narrazione. Era già presente nella documentazione investigativa dell’epoca. E nello stesso contesto compare la figura di Nicita. Secondo la ricostruzione riportata nei documenti, Nicita si sarebbe recato a Verona per incontrare l’allora sindaco Flavio Tosi, esponente della Lega e successivamente parlamentare europeo. Ma c’è un particolare ancora più inquietante. Nei documenti riconducibili a Nicita sarebbe comparsa la fotografia di Matteo Messina Denaro. Questo elemento, da solo, non dimostra ovviamente un rapporto criminale con ogni persona coinvolta. Ma aiuta a comprendere il contesto nel quale gli investigatori stavano cercando di ricostruire la rete di rapporti intorno al business dell’eolico. ARMANDO SIRI E poi c’è un altro nome. Armando Siri. Negli atti del procedimento Arata compare infatti la contestazione relativa a una presunta tangente destinata a Siri. Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, si trattava di una presunta tangente da 30 mila euro collegata a un intervento sugli incentivi al mini-eolico. (Wikipedia) Siri era un esponente della Lega ed è stato senatore e sottosegretario dal 2018 al 2022, durante i governi Conte. La sua posizione, però, venne stralciata dal processo Arata. Non esiste una condanna di Siri nel processo Arata. Ma il suo nome compare nelle vicende investigative relative al tentativo di influenzare la normativa energetica. Il procedimento relativo alla presunta tangente risulta ancora in corso secondo ANSA nel febbraio 2026. (ANSA.it) E nello stesso periodo Siri condivideva il governo con un altro esponente della Lega: Edoardo Rixi. Rixi, oggi vicesegretario nazionale della Lega e sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, era già stato coinvolto in una vicenda giudiziaria relativa alle spese del gruppo regionale. Nel processo Arata sono arrivati anche verdetti nei confronti di funzionari della Regione Siciliana. Nel febbraio 2026 ANSA ha riferito della condanna dell’ex funzionario regionale Alberto Tinnirello e del dirigente Giacomo Causarano, oltre alle condanne relative ad Arata e altri imputati. (ANSA.it) NEL CASO DI RIXI Rixi era stato condannato in primo grado a tre anni e cinque mesi nel processo sulle cosiddette “spese pazze” della Regione Liguria. Successivamente, però, è stato assolto in appello perché il fatto non sussiste. (ANSA.it) MA TORNIAMO AL 2006 Perché in quegli anni, mentre la DIA investigava sul mondo dell’eolico, esisteva anche un’altra forma di controllo. Quella della società civile. Nel 2001, Carlo Ripa di Meana, già commissario europeo e allora presidente di Italia Nostra, fondò il Comitato nazionale per il Paesaggio. L’obiettivo era contestare quella che veniva considerata una crescita incontrollata delle installazioni eoliche. Il Comitato Nazionale del Paesaggio risulta documentato già nel novembre 2001: il 30 novembre si tenne a Roma una conferenza stampa intitolata “La situazione dei parchi eolici in Italia”, promossa dal neo-costituito Comitato e con la partecipazione di Carlo Ripa di Meana e Oreste Rutigliano di Italia Nostra. (Radio Radicale) Ripa di Meana parlava della necessità di un ripensamento delle decisioni politiche che avevano favorito quella che definiva l’“inutile ascesa” delle torri eoliche. Il Comitato poteva contare anche sull’appoggio di diverse associazioni ambientaliste. Ed è interessante notare come, nel corso degli anni, la posizione di alcune di queste organizzazioni sia cambiata. Quello che allora veniva considerato un problema di consumo di suolo e di impatto paesaggistico, oggi in alcuni casi viene considerato parte della transizione energetica. ORESTE VIGORITO E nel frattempo il settore è cresciuto enormemente e con la crescita è arrivata anche una forte centralizzazione. Un altro dei protagonisti di questa storia è Oreste Vigorito. Nel 1993 nasce IVPC, società fondata proprio da Vigorito nel Beneventano. La documentazione disponibile sul gruppo indica il 1993 come anno di fondazione di IVPC da parte di Oreste Vigorito. (Wikipedia) Negli anni successivi Vigorito diventerà uno dei principali imprenditori italiani dell’eolico. E poi nascerà anche ANEV, l’Associazione Nazionale Energia del Vento, che riunisce tuttora una parte molto importante degli operatori del settore. ANEV dichiara oggi di riunire oltre 120 aziende operanti nel settore eolico e oltre 5.000 soggetti della filiera. (ANEV) Vigorito ne è stato a lungo il presidente. E lo è ancora oggi, anche se nella forma di presidente onorario, mentre la presidenza effettiva è affidata a un altro dirigente, Simone Togni. (ANEV) NEL 2009 ARRIVANO GLI ARRESTI Nel 2009 arrivano gli arresti di Oreste Vigorito e Vito Nicastri nell’ambito di un’inchiesta relativa al settore dell’eolico e alla percezione illecita di finanziamenti. (La Nuova Sardegna) L’indagine porta anche al sequestro di circa 153 milioni di euro. L’operazione “Via col vento” portò al sequestro di sette parchi eolici in Sicilia e Sardegna, per complessive 185 turbine e un valore indicato in oltre 153 milioni di euro. (st.ilsole24ore.com) Ma ciò che colpisce gli investigatori è soprattutto la quantità di denaro individuata e la difficoltà di ricostruirne l’origine. Da qui nasce il sospetto investigativo di un possibile riciclaggio di capitali di provenienza illecita. Nel frattempo, IVPC mostrava un fatturato che arrivava a circa 250 milioni di euro. E l’indagine porta al sequestro di sette complessi eolici, per complessive 185 torri. (La Nuova Sardegna) Tra questi c’era anche un impianto in Sardegna: quello di Ploaghe, costituito da 28 torri. La notizia del sequestro dell’impianto di Ploaghe è documentata dalla stampa sarda dell’epoca. L’Unione Sarda riferì che il parco era stato sequestrato nell’ambito dell’operazione “Via col vento”. (L’Unione Sarda.it) Una fonte dell’epoca, invece, indica specificamente per l’impianto di Ploaghe 26 turbine. (tp24.it) Quindi si Arriva anche in Sardegna. NEGLI ANNI SUCCESSIVI ARRIVANO ALTRE INDAGINI Nel 2018, con l’arresto del sindaco di Cortale, Scalfaro. E poi ancora inchieste a Crotone e Vibo Valentia. Vicende diverse, procedimenti diversi, persone diverse. Ma che mostrano come in alcune aree del Paese il business dell’eolico abbia attirato una rete di imprenditori, intermediari e amministratori pubblici. Nel 2018 l’operazione “Via col vento” della DDA di Reggio Calabria portò all’arresto di 13 persone e al sequestro di sei imprese per un valore complessivo di circa 42 milioni di euro. Secondo gli investigatori, le cosche si erano infiltrate nei lavori per la realizzazione di parchi eolici nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Tra gli arrestati c’era il sindaco di Cortale, Francesco Scalfaro. (euronews) RICCARDO DI PALMA Tra i nomi che compaiono in questo quadro c’è anche Riccardo Di Palma, titolare de La Molisana Trasporti. Di Palma è stato coinvolto in diverse vicende giudiziarie relative al settore dei trasporti eolici. La sua azienda venne sottoposta a un provvedimento di chiusura e successivamente ad amministrazione controllata. Nel procedimento relativo al parco eolico di Amaroni, Di Palma era stato condannato in primo grado, ma la vicenda processuale è successivamente proseguita con assoluzioni e nuovi giudizi. Non può quindi essere presentato oggi semplicemente come un soggetto definitivamente condannato per quei fatti. La Corte d’Appello di Catanzaro lo ha assolto nel gennaio 2025 “perché il fatto non sussiste”, dopo un primo giudizio di primo grado e un precedente passaggio processuale. (corrieredellacalabria.it) GAMESA, VESTAS, NORDEX furono le aziende oggetto dei rapporti con Di Palma. La Molisana Trasporti dichiara oggi di avere avuto partnership di lunga durata con aziende del settore eolico tra cui Vestas, Nordex e Gamesa. (La Molisana Trasporti) E qui arriva un’altra coincidenza temporale che merita di essere verificata e documentata con precisione: la fine dell’amministrazione controllata arrivò proprio in prossimità della fase dei grandi trasporti legati agli impianti eolici in Sardegna. MOLTI DEI PROTAGONISTI DIVENTANO “EX” Molti dei protagonisti delle diverse vicende, dopo le inchieste, diventano “ex”. Ex imprenditori, ex amministratori, dirigenti, ex soci ed ex protagonisti del settore. Ma le società, gli impianti e gli interessi economici continuano. Ed è proprio questo che rende necessario guardare non soltanto alle persone. Ma alla struttura societaria. ANEV E IL RAPPORTO CON L’AMBIENTALISMO Oggi ANEV rappresenta una parte importante dell’industria eolica italiana. ANEV ha sottoscritto protocolli d’intesa e collaborazioni con importanti associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente, WWF e Greenpeace. È la stessa ANEV a dichiarare sul proprio sito di avere sottoscritto negli anni protocolli con queste tre associazioni. (ANEV) Nel 2005, per esempio, ANEV e WWF presentarono pubblicamente un protocollo d’intesa per la diffusione dell’energia eolica, con particolare attenzione a paesaggio, ambiente e comunità locali. (ANEV) ANEV documenta inoltre un protocollo con Legambiente e Greenpeace per il corretto inserimento degli impianti eolici nel territorio. (ANEV) Questi accordi hanno generato anche critiche e contestazioni all’interno delle stesse realtà territoriali del mondo ambientalista. Questo perché una parte dell’ambientalismo storico era nata proprio per difendere il territorio dall’eccessiva industrializzazione e dal consumo di suolo. Oggi invece una parte di quel mondo considera l’eolico industriale uno strumento fondamentale per la transizione energetica. Quali interessi entrano in gioco quando un’organizzazione ambientalista collabora con l’industria che rappresenta il settore che dovrebbe contribuire a regolamentare o criticare? LA SARDEGNA La Sardegna è diventata uno dei territori più interessati dalla nuova corsa alle energie rinnovabili. Grandi impianti, gigantesche pale eoliche, elettrodotti, cabine, strade di accesso e cavidotti. Ma soprattutto una quantità enorme di territorio interessato. Eppure, davanti a questa trasformazione, spesso la reazione delle amministrazioni locali appare sorprendentemente debole. Ci sono naturalmente delle eccezioni. Ma in molti casi i grandi progetti industriali avanzano mentre il dibattito pubblico rimane molto più indietro. I CARTELLI DEI CANTIERI A dimostrazione di questo abbiamo il caso dei cartelli dei cantieri. In diversi casi compaiono gli stemmi dei Comuni nei territori interessati dagli impianti. Ma cosa significa esattamente? Uno stemma comunale su un cartello può essere utilizzato da un soggetto privato quando il Comune concede un patrocinio o autorizza l’utilizzo del proprio simbolo. Quindi bisogna capire caso per caso quale sia il titolo che consente quell’utilizzo. È patrocinio? È collaborazione istituzionale? O è abuso? Molti comuni riferiscono di non aver mai dato il consenso a queste aziende di applicare lo stemma comunale sui progetti. Quanto intoccabili si sentono queste società? GUARDIAMO OLTRE LE PALE La storia dell’eolico italiano ci racconta che, già vent’anni fa, intorno a questo settore giravano interessi economici enormi che nulla avevano a che fare con la presunta transizione energetica. In alcune vicende giudiziarie sono emersi rapporti con politica, pubblica amministrazione e criminalità organizzata. (La Nuova Sardegna) Oggi, mentre la Sardegna viene trasformata in uno dei grandi hub energetici d’Europa, con il pretesto della decarbonizzazione, abbiamo il dovere di fare una cosa molto semplice: guardare oltre le pale. Guardare le società, i finanziatori, i proprietari, gli intermediari, i rapporti politici, gli interessi economici e i documenti. E comprendere che chi guadagna davvero dalla trasformazione di questa terra non è e non sarà mai la Sardegna.

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